ADOLF PRIMA DI HITLER
Il cantiere creativo del Teatro Fontana: ricerca, processi creativi e nuove prospettive sulla scena.
Vienna, inizio ’900. Un monolocale soffocante, una stufa a cherosene che sputa fumo, due ventenni chiusi dentro a interrogarsi sul mondo — e su sé stessi.
Sono inseparabili. Gustav Kubizek, figlio di un tappezziere, destinato a diventare direttore d’orchestra. E Adolf Hitler. Tra loro qualcosa che non si può dire, non si può nominare: un legame viscerale, ambiguo, morboso.
In quella stanza umida, tra silenzi, tensioni e desideri trattenuti, si accende una drammaturgia incandescente che scava nell’origine della catastrofe. Prima della Storia, prima dell’orrore, c’è un’intimità fragile, distorta, decisiva.
Liberamente tratta da Il giovane Hitler che conobbi di Kubizek, la pièce stringe il campo come una morsa, scena dopo scena, fino a un punto di non ritorno. Un bivio minuscolo, eppure vertiginoso. Uno di quelli che possono deviare la storia intera. Pochi elementi, nessun rifugio: tutto accade nei corpi, nelle parole, nei vuoti tra Adolf (Vincenzo Coppola) e Gustav (Francesco Barra), coinquilino e amante silenzioso, intrappolato in un sentimento impossibile da dichiarare. Un legame intimo, segreto, che pulsa sotto traccia e trasforma ogni dialogo in un campo minato. È un gioco sottile, magnetico e pericoloso, che scivola verso il giallo, alimentato anche dalla presenza ambigua della padrona di casa, la signora Zakreys (Chiara Cavalieri). In quella stanza misera, quasi invisibile, qualcosa si stava già muovendo. Qualcosa di enorme.
E a pensarci, fa venire i brividi.
Di Antonio Mocciola
Regia Diego Sommaripa
Con Vincenzo Coppola, Francesco Barra e Valeria Bertani
Foto Umberto Averardi
spettacolo vincitore del Premio Mario Mieli per il Teatro 2023
Durata 70 min
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02 69015733